Nella settimana del Grande Sciopero che ha lasciato a terra 600 aerei in due giorni, un viaggio dentro la follia di un modello di business costruito contro il lavoratore e contro il consumatore, che crea profitti da record

«Cazzo, no!», urla il ragazzo, venticinque anni al massimo, guardando il tabellone. Ha appena superato i controlli di sicurezza dell’aeroporto di Orio al Serio, Bergamo, sopportando mezz’ora di serpentone, tasche svuotate, cinture, computer, monete, accendini e laptop depositati nella vaschetta, e ha appena scoperto che il suo volo per Catania è stato cancellato. È un mercoledì di fine luglio, giorno di partenze. Ma è anche il giorno del grande sciopero del personale di Ryanair, la regina delle compagnie aree low cost, il più imponente con cui abbia mai dovuto confrontarsi. Quello per Catania è uno dei 132 voli cancellati a seguito dell’agitazione del personale di bordo italiano, agitazione che è proseguita il giorno seguente in Belgio, Spagna e Portogallo. Alla fine dei tre giorni i voli cancellati saranno circa 600, i passeggeri a terra più di centomila.

Il ragazzo si allaccia la cintura, raccoglie la borsa, percorre a ritroso il serpentone e si incolonna in una nuova coda, altrettanto lunga: quella al banco informazioni della compagnia irlandese, per ricevere spiegazioni, una nuova prenotazione, magari un rimborso. Aspetterà invano. Il direttore marketing di Ryanair Kenny Jacobs ha già diramato alle agenzie un comunicato in cui spiega che «non ne pagherà», perché la compagnia ha fatto di tutto per evitare lo sciopero, a cui comunque ha partecipato «un numero minimo del personale di bordo in Italia», e che sono «pronti ad andare in Tribunale» per far valere le loro ragioni. Sul piede di guerra ci sono le associazioni dei consumatori, l’Ente di controllo italiano per l’aviazione civile (Enac), il garante degli scioperi e la stessa Unione Europea, la quale si premura di ricordare che «i passeggeri i cui voli vengono cancellati hanno diritto a rimborsi, riprotezione, assistenza e in alcuni casi compensazione».

Diritti. Dei passeggeri così come quelli di piloti, assistenti di volo e personale di terra. Che scioperano, si legge, dopo aver sottoposto invano all’azienda una lista di 34 richieste necessarie a migliorare le loro condizioni di lavoro, dalla «retribuzione adeguata», ovviamente, allo stop alle assunzioni attraverso le agenzie interinali, dal riconoscimento delle leggi sul lavoro dello Stato in cui il dipendente lavora, anziché quelle irlandesi, alla richiesta di non far pagare più ai dipendenti il cibo, l’acqua e le divise, dalla fine della competizione a bordo su chi vende più prodotti all’abolizione dell’obbligo di aprire un conto corrente in Irlanda. «Richieste senza senso», è stato il laconico commento di Ryanair.

Leggi di più…

Ottieni il tuo compenso ora